La Malattia di La Peyronie: nuove prospettive terapeutiche non invasive

QUANDO IL PENE INIZIA A PRESENTARE ANOMALE CURVATURE

Molti uomini non hanno un pene perfettamente dritto. La curvatura può essere presente sin dalla nascita e prende il nome di curvatura congenita del pene. E’ possibile che la curvatura del pene insorga durante la vita per cause diverse come in corso di  Malattia di La Peyronie

La malattia di La Peyronie, detta anche Induratio penis plastica (IPP), è una anomalia del pene dovuta alla formazione di tessuto fibroso cicatriziale in una guaina che avvolge i corpi cavernosi (albuginea). Rappresenta una delle principali cause di curvatura ed accorciamento del pene e di disfunzione erettile.

In Italia secondo alcuni dati statistici, interessa il 7% della popolazione maschile compresa tra i 50 e 70 anni. Talvolta la patologia può interessare anche persone  più giovani

La malattia si caratterizza per la presenza  di un nodulo di tessuto fibroso cicatriziale che riduce l’elasticità dell’organo. In quella sede si può presentare l’angolo di curvatura.

L’eiaculazione precoce: cosa c’è di nuovo?

Quando si può parlare di eiaculazione  precoce?

I criteri scientifici per affermare che un uomo ha un problema di eiaculazione precoce, e che per questo merita diagnosi e terapie adeguate sono tre:

 

 

 

 

Tempo.  Se un rapporto sessuale cosiddetto “normale” prevede una durata dalla penetrazione all’eiaculazione di 6,7 minuti, l’eiaculazione si definisce “precoce” quando è al di sotto dei 2 minuti (lieve) o sotto il minuto (grave).

 

Controllo.  Manca all’uomo la capacità di controllare il riflesso eiaculatorio: l’eiaculazione si verifica  prima che l’uomo  ne abbia avuto la percezione. Mancano  le sensazioni preorgasmiche. E’ come se durante la minzione la vescica si svuotasse autonomamente al minimo riempimento e l’uomo avverte di mingere quando questo è già in atto.

 

Disagio. Il perdurare del problema crea nell’uomo stress. Lo stress lo fa sentire  inadeguato, incapace e frustrato sino alla perdita dell’autostima e non sentirsi “maschio”. I ripetuti e fallimentari tentativi di controllo del piacere diventano dispiacere.   Il disagio si estende alla coppia: la partner si arrabbia perché non avverte i tentativi di lui di risolvere il problema anzi  lo accusa di egoismo. Con la conseguenza che il 51,9% delle donne con partner eiaculatori precoci diventano anorgasmiche.

E’ un disturbo raro?

NO. Inseressa il 20-30% degli uomini italiani.  Se ne parla poco perché gli stessi pazienti non ammettono il problema, anche a causa delle scarse opzioni terapeutiche finora a loro disposizione 

Come avviene l’eiaculazione?

Tre sono le fasi coinvolte nell’eiaculazione: emissione, eiaculazione ed orgasmo. Tutto il processo è il risultato di una complessa interazione psicologica, neurologica ed endocrina. In termini semplici nella prima fase (emissione) gli stimoli erotici quando raggiungono una certa intensità innescano il centro del midollo spinale (centro di Onuf) che risponde con una serie di contrazioni sequenziali della prostata, vescichette seminali e deferenti, mentre si contrae in parallelo anche il muscolo elevatore dell’ano, che portano al deposito dello sperma nel primo tratto dell’uretra, subito sotto la vescica (uretra prostatica). Questo processo è in buona parte controllabile volontariamente. Nella seconda fase (eiaculazione) è determinata anch’essa da un riflesso spinale sul quale vi è peraltro un limitato controllo volontario. Via via che la sensazione di inevitabilità dell’eiaculazione aumenta, il controllo volontario diminuisce sino a quello che viene definito ” punto del non ritorno“. Durante questa fase vi sono una serie di contrazioni ritmiche dei muscoli del pavimento pelvico tra cui spiccano i muscoli bulbo-cavernosi e bulbo-spongioso. La terza fase è quella dell’orgasmo che è il risultato dell’elaborazione cerebrale dei stimoli sensitivi.  Sull’ arco riflesso del midollo spinale arrivano due vie nervose che partono dal sistema nervoso centrale (cervello): una via  è facilitante, ed accelera ulteriormente il riflesso, l’altra è inibente e lo rallenta. Questo processo è geneticamente determinato ed utilizza come mediatore un neurotrasmetitore (serotonina).

Esistono diversi tipi di eiaculazione precoce?                                

SI. Nell’’80% dei casi è un disturbo definito  “primario”, cioè era già presente fin dal primo rapporto, perché la velocità del riflesso eiaculatorio, si ritiene abbia una forte base genetica oppure l’uomo, nel corso della sua adolescenza ha imparato ad eiaculare velocemente.
Nel 20% dei casi il disturbo viene definito “secondario”, cioè non era presente nei primi rapporti sessuali ma compare  dopo anni di benessere sessuale. In questo caso l’eiaculazione precoce può manifestarsi come il sintomo di un’altra patologia: infiammazione della prostata, difficoltà a mantenere l’erezione, dolore pelvico cronico etc..

Quali sono le cause?

L’eiaculazione precoce di tipo primitivo, come anticipato sopra si tratta di individui che hanno presentato da sempre l’incapacità di controllare il riflesso. La sessuologia ritiene che si tratti di uomini che nel corso della loro adolescenza  abbiano imparato a ricercare un orgasmo veloce e non  hanno mai avuto il bisogno di imparare a gestire il piacere (“voglio tutto e subito”). L’uomo prende coscienza di aver l’eiaculazione precoce  già con i primi rapporti sessuali con una partner che ha i ritmi sessuali differenti da quelli maschili . Questo crea senso di inadeguatezza e frustrazione.

La medicina negli ultimi anni ha riconosciuto che si tratta anche di un problema genetico dovuta ad un difetto nel gene che controlla il rilascio di dopamina (un neurotrasmettitore cruciale nei centri del piacere). Altri  ipotizzano invece che l’eiaculazione precoce  sia dovuta  al mancato effetto inibitorio sull’eiaculazione del sistema serotoninergico (la serotonina è un altro neurotrasmettitore). Questa ipotesi spiega come mai non tutti gli uomini rispondono allo stesso modo alla terapia contro l’eiaculazione precoce basata su farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina.

Come curarla ?

Nonostante l’eiaculazione precoce sia il disturbo sessuale  più frequente è sovente poco trattata.

Come detto sopra si riconoscono nella clinica due tipi di eiaculazione precoce: primitiva e secondaria. Quella SECONDARIA  compare nella vita di un uomo dopo un periodo di benessere sessuale. In questo caso di tratta di un  “sintomo” di una patologia o problematica sessuale che può essere di natura fisica, psicologica o  di coppia. Una volta che viene identificata e risolta la problematica che lo ha determinato il sintomo rientra.

Molto più complesso è il trattamento dell’eiaculazione precoce di tipo PRIMITIVO. La strategia terapeutica non potrà essere la stessa per ogni individuo. Compito del medico CON il paziente sarà quello di confezionare una terapia su misura come un lavoro di sartoria (terapia “personalizzata”) . Ogni individuo ha una sessualità che è unica, allo stesso modo anche la strategia terapeutica sarà unica. Due vie agiranno  in parallelo ed integrandosi: quella fisica (farmacologica) e quella comportamentale (sessuologica).
Tra i diversi farmaci per bocca che sono stati proposti per rallentare il riflesso eiaculatorio la dapoxetina è l’unico che è stato sperimentato ed approvato.  Dal 2018 è disponibile nelle farmacie uno spray anestetico a base di prilocaina e di lidocaina. Questo farmaco presenta diversi vantaggi: 1) è facile, maneggevole e molto rapido 2) si usa  solo quando se ne ha bisogno: se ne fanno 3 spruzzi sul glande e in 5 minuti fa effetto 4) è molto efficace: di fatto, se un uomo  ha l’eiaculazione dopo un minuto dall’inizio della penetrazione, può arrivare a sei minuti: questo è il tempo medio di durata di un uomo normale 5) ha scarsi/assenti effetti collaterali 6) se dopo un po’ lo desidera può tranquillamente ripetere l’applicazione.

Lo svantaggio dei farmaci che si usano per l’eiaculazione precoce è quello che devono essere usati sempre ed in tutti i rapporti sessuali. Non tutti i pazienti però accettano un approccio terapeutico di tipo passivo in quanto percepiscono la dipendenza  dal  farmaco. Per questo una parte di essi richiedono anche un approccio di tipo attivo e ricorrendo alla terapia sessuologica.

 

Quello che un uomo deve sapere dell’infezione da HPV (papillomavirus)

Quasi tutte le persone sessualmente attive contraggono il papilloma virus almeno una volta nella loro vita. Grossa parte dell’infezione da papilloma virus, nel maschio, spariscono spontaneamente senza creare nessun problema, in alcuni casi il virus può causare verruche genitali (Condilomi) in alcune situazioni un tumore.

 

Che cos’è il papilloma virus ?

L’infezione da HPV (Human Papilloma Virus) ha effetti molto diversi a seconda del ceppo virare con cui si entra in contatto (ad oggi sono stati isolati circa 200 genotipi). La maggior parte delle infezioni da questo virus causa lesioni benigne come verruche della cute (viso, mani e piedi) o dei papillomi (condilomi) nelle mucose dei genitali, della bocca o dell’ano.  Queste lesioni si manifestano come piccole escrescenze, a volte disposte a grappolo, dalla forma che ricorda quella di un cavolfiore. In altri casi le lesioni sono piatte e tendono a sovrapporsi. L’infezione genitale  da HPV si trasmette essenzialmente i rapporti sessuali : vaginali, orali, anali o mediante strofinio delle mucose genitali. Si tratta dell’infezione a trasmissione sessuale più frequente. Quasi tutte le persone sessualmente attive si possono infettare con questo virus in un momento della loro vita.

Come contraggono l’infezione da HPV gli uomini?

Si può contrarre l’infezione genitale da HPV avendo rapporto sessuali  con un’altra persona già infetta da HPV.  Questa infezione si può acquisire  facilmente durante i rapporti sessuali: vaginali, anali, orali o mediante strofinio delle mucose dei genitali. L’infezione da HPV può essere trasmessa anche quando la persona infetta non presenta segni o sintomi visibili. Il virus HPV infetta l’uomo attraverso micro-abrasioni cutanee e raggiunge, infettandole, le cellule dello strato basale (ovvero quelle più profonde) delle mucose o cute. Il virus può quindi rimanere confinato negli strati basali della cute oppure replicarsi verso gli strati più superficiali. Quando il virus raggiunge lo strato corneo (ovvero quello più esterno) può essere contagioso verso altre persone.

Quanto é comune l’HPV negli uomini?

L’HPV è molto comune sia negli uomini, sia nelle donne. E’ difficile fare stime specifiche per gli uomini, poiché non sono stati condotti studi ampi e un test HPV approvato per uomini non è ad oggi disponibile. Il CDC (Centers for Diseases Control and Prevention)  stima che oltre la metà degli uomini contraggono l’HPV nel corso del loro vita.

Infezione da HPV  che problemi può causare all’uomo?

La maggior parte delle volte l’infezione da HPV scompare completamente senza causare nessun problema di salute. Tuttavia se un’infezione non dovesse scomparire da sola é possibile che si presentino sintomi o segni del virus mesi o anni dopo essere stato infettato. Questo fa sì che sia difficile datare il momento dell’infezione.

Quali sono i sintomi dell’infezione da HPV?

La maggior parte degli uomini che contraggono l’infezione da HPV non presenteranno sintomi e segni e l’infezione scompare completamente in modo spontaneo. Tuttavia se l’infezione da HPV non dovesse  scomparire spontaneamente può causare in un secondo tempo delle verruche facilmente identificabili (condilomi) ma anche causare solo minime lesioni microscopiche non ben valutabile ad occhio nudo. Il tipo di lesione generato dipende essenzialmente da quale genotipo di HPV è presente. I condilomi si presentano di solito come piccole protuberanze della cute peniena o anale. Possono essere più o meno estesi. Spesso sono multipli. In alcuni casi diventano particolarmente voluminosi e assomigliano a “creste di gallo”. In casi meno frequenti possono localizzarsi all’interno del canale uretrale. La maggior parte degli uomini affetti da HPV non presenta condilomi genitali: quando il virus è presente a livello microscopico negli strati cutanei esterni del pene queste persone possono contagiare altri individui senza presentare alcuna lesione visibile.

È buona norma richiedere un consulto medico se si ritiene di aver avuto una infezione da HPV, o dovesse riscontrare  qualcosa di inusuale, o delle lesioni come verruche in accrescimento nel pene nello scroto o nell’ano.

Il virus HPV può causare  tumori?

SI. Infezione da HPV  può modificare le cellule e dare l’insorgenza di un tumore. La maggior parte delle infezioni da HPV scompaiono spontaneamente, il perdurare dell’infezione però  può in  alcuni casi degenerare in alcuni tipi di tumore: il tumore del collo uterino nella donna, il tumore del pene dell’uomo, ed il  tumore dell’ano o dell’orofaringe sia nell’uomo che nella donna.  Il tumore si sviluppa molto lentamente e ad oggi non è possibile prevenire in quali casi l’infezione da HPV potrà degenerare in un tumore.

Qual è la frequenza di tumori correlate all’infezione da uomo?

Sebbene l’iniezione da HPV sia l’infezione a trasmissione sessuale più comune, i tumori correlati all’infezione da HPV  non sono frequenti nei maschi.

Alcuni uomini sono più soggetti di altri ad andare incontro a tumori correlati all’ infezione da HPV: tumori dell’ano, del pene, della bocca e della gola

Gli uomini con sistema immunitario debole (inclusi quelli con infezione da HIV) che sono stati infettati da virus HPV hanno maggiori possibilità di presentare tumori secondari all’infezione da HPV. Gli uomini che hanno frequenti rapporti sessuali anali recettivi hanno maggiore possibilità di contrarre l’infezione  anale da HPV e  di andare incontro al tumore dell’ano.

Esistono dei test HPV specifici per l’uomo?

NO Non c’è attualmente nessun test per rilevare la l’HPV negli uomini con sospetta infezione. Tuttavia, negli Stati Uniti i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie CDC (Centers for Diseases Control and Prevention) raccomandano comunque visite di screening prima che ci sia nel segni o sintomi dell’infezione.  Nell’uomo è possibile esaminare cellule cutanee (prelevate mediante brushing “spazzolando della mucosa”) che vengono esaminate al microscopio oppure si può ricercare in esse il DNA del visus (HPV-DNA test). Il problema nello screening dell’uomo è dove eseguire il prelievo. Dato che molto spesso le lesioni non sono visibili ad occhio nudo e si corre il rischio di eseguire il prelievo in una zona sana dove non è presente il virus e trascurare le aree infette. Un esame che può aumentare la sensibilità diagnostica è la penoscopia. Consiste nell’analisi della cute dei genitali esterni ad elevati ingrandimenti eventualmente anche dopo “toccature” con soluzione di  acido acetico. In questo modo è possibile riconoscere lesioni cutanee da HPV anche molto piccole: in queste sedi potrà essere eseguito il brush-test per la ricerca del DNA virale. Resta tuttavia da dire che una penoscopia negativa NON esclude un’infezione da HPV: il virus potrebbe essere presente solo a livello dello strato basale dell’epidermide ed essere assente negli strati più superficiali. Nella popolazione gay si puo inoltre perfezionare lo screening utilizzando il  PAP test anale  che può prevenire il  cancro anale.

Quali sono i fattori di maggior rischio di trasformazione dell’infezione in lesione tumorale?

Come si è già detto nella maggior parte dei casi dopo contagio da HPV se il sistema immunitario è integro la guarigione dall’infezione è completa. Nei casi in cui il sistema immunitario risulta essere compromesso oppure viene indebolito da alcuni stili di vita o patologie si può andare incontro ad una degenerazione tumorale dell’infezione. I fattori di rischio di degenerazione possono essere: la scarsa igiene, la sovrapposizioni di infezioni del pene,  i rapporti anali ricettivi con diversi partner senza l’uso di  profilattico, l’abuso di alcool  fumo e di droghe e le malattie del sistema immunitario. Mentre le lesioni del pene posso essere facilmente esplorate e successivamente si può richiedere l’intervento del medico, quelle anali richiedono  periodici controlli medici attraverso l’anoscopia ed PAP-test.

Esiste una terapia per eradicare l’infezione da HPV?

NO Non esiste una terapia diretta anti-virale. I condilomi possono essere asportati per via chirurgica (mediante fotocoagulazione laser, elettro-cauterizzazione o crio-ablazione) o eliminati mediante l’utilizzo di una crema topica immunomodulatrice (imiquimod o Aldara) capace di aumentare la risposta locale del sistema immunitario. Nessuna terapia può comunque portare all’eradicazione completa del virus.

Come ridurre il rischio di infezione da HPV?

La trasmissione dei condilomi genitali si può ridurre, diminuendo i rapporti a rischio, promiscui od occasionali e utilizzando sempre il preservativo (che permette di ridurre il rischio di contagio). È importante inoltre curare l’igiene personale e se si frequenta spazi comuni (piscine e palestre), per ridurre il rischio di infezione della cute delle mani e dei piedi gli infettivologi consigliano di non camminare scalzi e mantenere i piedi puliti ed asciutti.

Da alcuni anni sono disponibili vaccini anti HPV: si sono dimostrati sicuri ed altamente efficaci. Esiste un vaccino bivalente (Cervarix) in grado di immunizzare dagli HPV ad alto rischio cancerogeno  (genotipi 16 e 18) e uno quadrivalente (Gardasil) che determina protezione anche dagli HPV responsabili dei condilomi genitali (HPV 6 e 11).

La popolazione omosessuale maschile può sicuramente beneficiare della vaccinazione HPV poichè il rischio di alcune patologie HPV-correlate (soprattutto il cancro dell’ano, ma per esempio anche la condilomatosi ano-genitale) sono aumentate. È evidente, che quanto prima si pratica il vaccino (prima dell’esposizione all’HPV) tanto più sarà efficace.

Attualmente in Italia viene proposta la vaccinazione a tutte le bambine e i bambini prima dell’inizio dell’attività sessuale (all’età di 12 e 13 anni) e a tutte le donne non vaccinate in precedenza fino all’età di 26 anni. Tuttavia, essendo tanti i genotipi di HPV individuati, questi vaccini non potranno consentire la debellazione completa delle infezioni da HPV.

Le controindicazioni sono legate a evidenti stati allergici, anche se, stiamo parlando di un vaccino che non contiene il virus ucciso o depotenziato  ma è un vaccino interamente elaborato in laboratorio, e probabilmente uno dei più sicuri al momento. Dopo la prima somministrazione c’è già immunità anticorpale, che si conferma con la seconda dose e si stabilizza con la terza.

L’infezione è sinonimo di tradimento nella coppia?

NO Tipicamente un uomo giunge all’attenzione dello specialista per sapere se è affetto da HPV dopo che il partner è risultato positivo al virus (nelle coppie eterosessuali frequentemente dopo il  PAP test della partner). Queste comporta spesso accuse di infedeltà e tradimento. E’ importante sottolineare che non è possibile datare il periodo dell’infezione. Il virus può infatti rimanere silente per periodi anche molto lunghi per poi determinare lesioni cutanee contagiose in corrispondenza di periodi con calo delle difese immunitarie. Secondo alcuni infettivologi è teoricamente possibile anche una trasmissione del virus al di fuori dei rapporti sessuali.

Si può guarire definitivamente?

Si Il sistema immunitario è in grado di eliminare completamente il virus nel 90% delle persone infette, in tempi variabili fino ai 2 anni. L’unico problema è che per l’uomo non si dispone di nessun test attendibile al 100% per dimostrare la completa  guarigione. In genere – dopo un periodo di almeno 6 mesi in assenza di recidive dopo una prima manifestazione cutanea del virus – ci si può ritenere (con buona approssimazione) guariti.

Dalla prostatite cronica al dolore pelvico cronico

In questo articolo può ritrovare informazioni circa la definizione, la clinica e le implicazioni della prostatite/dolore pelvico cronico (CP/CPPS)  con la sessualità e la risposta sessuale nell’uomo.

 

 

Il pavimento pelvico lo possiamo considerare come una coppa le cui pareti sono formate da una complessa struttura muscolo scheletrica: ossa, diversi muscoli, fasce e legamenti. Le varie strutture che costituiscono il pavimento pelvico non sono delle strutture inerti che delimitano e chiudono la parete inferiore dell’addome. Infatti  i muscolari che costituiscono il pavimento pelvico si contraggono, si rilasciano, si sinergizzano, si antagonizzano, si stabilizzano in coordinazione  in armonia con lo  stato di riposo o di attività degli organi pelvici. La loro funzione pero non s’esaurisce solo nel controllo delle funzioni viscerali (minzione, defecazione e coito) bensì essa sottende anche all’importante compito di sostenere gli organi nella cavità addominale, di mantenerne la corretta posizione e di contribuire alla postura ed alla deambulazione.

Comunemente  l’attività dei muscoli scheletrici  consiste nello spostamento di uno o più segmenti scheletrici per l’attività combinata di muscoli agonisti, antagonisti e stabilizzatori. Pensiamo ad esempio a cosa accade nel momento in cui flettiamo l’avambraccio sul braccio: la contrazione del bicipite brachiale  flette l’avambraccio sul braccio e contemporaneamente si decontrae il muscolo antagonista, il  tricipite brachiale e si stabilizzano i muscoli della spalla. Tutto ciò non avviene con i muscoli del pavimento pelvico. Ad eccezione di alcuni fasci viscerali (muscolo pubo-rettale) i muscoli del pavimento pelvico si inseriscono per la maggior parte su segmenti ossei del bacino  (l’osso pubico, iliaco ed ischiatico)  che sono immobili,  e quindi la loro contrazione non determina movimenti scheletrici. L’attività dei muscoli pelvici consiste essenzialmente nel mantenere una situazione tonica (contrazione isometrica) costante pur se variabile e nel porsi in contrazione solo in determinate circostanze, come la minzione, la defecazione, il coito. Infatti il tono di questi muscoli è particolare, essendo costante o comunque prolungato, sarebbe quindi soggetto ad esaurimento (tipico della vera contrazione muscolare), se una serie di sofisticate interazioni neurologiche a livello cerebrale non lo evitasse.

Nell’anatomia del pavimento pelvico troviamo che è attraversato da tre fori: uno anteriore per il passaggio dei vasi del pene (giallo nella figura), uno medio in cui attraversa l’uretra (verde nella figura) ed uno posteriore per il canale anale (bleu nella figura) e nell’uomo nella parte più declive  si trova incastonata la ghiandola prostatica. La prostata è una ghiandola sessuale maschile  delle dimensioni di una castagna (pesa circa 20 gr) collocata sotto la vescica, davanti al retto, dietro la sinfisi pubica e sopra il pavimento pelvico.

CP/CPPS  Data la complessità anatomica e funzionale del pavimento pelvico ed i suoi rapporti con la ghiandola prostatica   le patologie di esso e della ghiandola prostatica (prostatite e dolore pelvico cronico) possono manifestarsi con dolore al basso ventre talvolta irradiato ai testicoli ed il pene, disfunzioni urologiche, genitali ed intestinali.

Nel 1995 il National Institute of Health (NIH)  ha riclassificato la prostatite in quattro macrocategorie. Il motivo di tale riclassificazione nacque dal fatto che la categoria più ampia era rappresentata da uomini con sintomatologia di prostatite senza infezione e/o infiammazione della ghiandola. Quindi la causa dei loro sintomi non poteva essere ragionevolmente attribuita solamente a problemi alla ghiandola prostatica. Tale condizione venne definita ‘prostatite cronica abatterica e non infiammatoria di tipo IIIB o  sindrome dolorosa pelvica cronica’ nota con l’acronimo inglese di CP/CPPS  (chronic pelvic pain syndrome)

La CPPS é una condizione clinica complessa, caratterizzata da una costellazione di sintomi e  con negatività microbiologica delle urine e del liquido seminale (test di Meares-Stamey negativo) ed assenza di globuli bianchi  nel secreto prostatico.  Nella sindrome del dolore pelvico cronico il paziente riferisce  soprattutto il dolore che si può localizzare nella regione pelvica, nel perineo (quello spazio, nel maschio, tra i testicoli e l’ano) con possibili irradiazione  alla regione lombare, ai genitali esterni (testicoli e pene), agli inguini, alla regione sovrapubica, alla regione sacro-coccigea, alla radice delle cosce. Questi sintomi dolorosi sono accompagnati talvolta anche da sintomi minzionali, colon-proctologici e sessuali (disfunzione erettile, calo del desiderio, eiaculazione precoce o ritardata e talvolta dolorosa). La CPPS è una malattia in aumento perché viene oggi più facilmente diagnosticata e colpisce una fascia di età molto ampia, dai 18 ai 75 anni.

DOLORE

Sono molte e diverse le tipologie di dolore che il paziente affetto da questa sindrome lamenta. Anzitutto è variabile l’intensità del dolore, che da un vago senso di fastidio più o meno continuo può raggiungere gradi estremi, talvolta intollerabili, descritti dal paziente come fitte lancinanti. In alcuni casi la sensazione dolorosa appare collegata al riempimento o allo svuotamento degli organi pelvici (vescica e retto), mentre in altri casi è provocata da alcune posizioni, quale quella seduta, o dalla pressione esercitata su determinati punti dell’area pelvica, definiti  trigger point. Il dolore persistente non riconosciuto causa stress, irritabilità e depressione

SINTOMI UROLOGICI

Possono coesistere nella sindrome CPPS una varietà di sintomi minzionali durante la fase preminzionale, la fase di riempimento o la fase di svuotamento vescicale.

  • In fase  pre-minzionale sostenuta  da un ipertono o da un mancato rilasciamento dello sfintere uretrale esterno può determinare una inibizione del riflesso della minzione ed i sintomi saranno caratterizzati da esitazione minzionale, minzione con uso del torchio addominale e ritenzione urinaria di varia entità.
  • In fase di riempimento vescicale l’ipertono muscolare comporterà la  presenza di stimolo minzionale frequente  sia di giorno (pollachiuria) che di notte (nicturia) a cui solo raramente fa riscontro un quadro urodinamico di iperattività detrusoriale.
  • In fase minzionale l’ipertono muscolare ostacola il flusso urinario comportando  un getto minzionale ipovalido, intermittente, sensazione di incompleto svuotamento e residuo post-minzionale. La presenza, variabile, di residuo post-minzionale, può favorire la comparsa di infezioni urinarie ricorrenti, con episodi infettivi e quindi improvvisi aggravamenti della frequenza minzionale e comparsa di bruciori/dolori minzionali.

SINTOMI SESSUALI

La muscolatura del pavimento pelvico ha un ruolo importante nell’attività sessuale: la contrazione dei muscoli ischio e bulbo-cavernoso forza il sangue all’interno del pene aumentando la pressione intra-cavernosa, mentre i muscoli di Houston riducono lo scarico venoso dell’organo erettile, contribuendo a mantenere la piena erezione. Infine le contrazioni ritmiche del muscolo bulbo-cavernoso favoriscono la propulsione del liquido seminale e quindi la sua emissione.  E’ pertanto possibile che la disfunzione del pavimento pelvico abbia un ruolo nella genesi di alcune disfunzioni sessuali.

Nella prostatite cronica i sintomi sessuali possono riguardare tutte le fasi della risposta sessuale: la fase del desiderio, dell’eccitazione e dell’orgasmo.

E’ da segnalare che studi recentissimi hanno messo in evidenza la comparsa di  deficit di mantenimento dell’erezione nei giovani con la prostatite. La difficoltà a mantenere l’erezione  o raggiungere la piena rigidità è  nota come sindrome veno-occlusiva che in corso di CPPS è determinata  da un danno alle valvole venose del pene ad opera delle sostanze chimiche (colchicine) del processo infiammatorio della prostata.

ALTERAZIONE DELLA QUALITÀ DI VITA

Il dolore pelvico cronico rappresenta un disturbo invalidante ad elevato impatto sulla qualità della vita dell’individuo. Una lunga serie di studi clinici ha evidenziato come il malessere cronico nella pelvi, generato da una condizione prolungata di fastidio o dolore si traduca generalmente in stati d’ansia, depressione, alterazione dell’immagine di Sè e dell’autostima. E’ stato anche dimostrato come l’ansia sia in grado a sua volta di amplificare la percezione delle sensazioni di malessere percepite nel basso ventre.

Il dolore e l’ansia realizzano in tal modo un circolo vizioso capace di alterare profondamente la qualità della vita dei soggetti che ne soffrono con limitazione delle attività quotidiane, delle attività sociali e relazionali.

 Anche la relazione di coppia viene compromessa, soprattutto in presenza di disfunzioni sessuale: ridotta frequenza dei rapporti sessuali o addirittura l’evitamento.

LE CAUSE

Si ritiene che la sindrome del dolore pelvico cronico (CPPS) possa essere determinato da differenti condizioni patologiche :

  • Prostatiti recidivanti
  • Traumi perineali
  • Stiramento muscolare acuto
  • Alterazioni posturali
  • Eccessiva attività ginnico sportiva che aumenta il tono dei muscoli pelvici con stretching errato o assente
  • Eccessivo Stress e forti tensioni emotive

La fisiopatologia non è ancora completamente nota oggi si ritiene che sia determinata da diversi fattori che alla fine si traduce in una sindrome di dolore neuropatico cronico e/o muscolare.

L’alterazione fisiopatologica comune che induce la sintomatologia è un ipertono involontario dei muscoli del pavimento pelvico.

Si ritiene che il dolore nella CPPS sia caratterizzata da un crampo o uno spasmo cronico della muscolatura del pavimento pelvico. Lo spasmo muscolare cronico  comporta l’ischemia e quindi un ridotto apporto di ossigeno tra le fibrocellule muscolari. Il ridotto apporto di ossigeno conseguente all’ischemia comporta un metabolismo  anaerobico  con una serie di eventi a cascata:  pH intercellulare acido, si accumulano rifiuti tossici (cataboliti come: acido lattico, ioni calcio, etc…), infiltrazione linfocitaria e la  liberazione di sostanze vasoattive (colchicine) che irritano le terminazioni nervose attigue alle fibrocellule muscolari, dando inizio ad un piccolo nucleo infiammatorio (trigger e tender point) responsabile dell’irritazione delle fibre nervose con l’innesco di un dolore cronico.

L’ipertono muscolare compromette il normale funzionamento dei  rami nervosi che passano tra questi muscoli, con conseguenti sintomi neuropatici a carico dell’uretra prostatica nel maschio, della vagina e del canale anale che  attraversando il muscolo elevatore dell’ano tramite i tre iati contigui possono risentire dell’ipertono dei muscoli del pavimento pelvico.

I trigger ed i tender point mantengono in tensione e limitano il movimento del muscolo in cui si localizzano  e possono essere interni ed esterni attivi o latente.

 

 

È attivo un trigger point la cui digitopressione riproduce, nella zona di referenza del trigger point stesso, esattamente il dolore di cui il paziente soffre, cioè un dolore riferito, a cui si associa la disfunzione del muscolo                                  in cui il trigger è presente;   Il trigger point latente, invece, causa solo la disfunzione indolore nel muscolo colpito e può rimanere in questo stato silente per anni, ed essere improvvisamente riattivato da traumi, da sovraccarico eccessivo, da stiramento muscolare acuto, da squilibri posturali e da tante altre cause.

 

 

 

LA DIAGNOSI

La diagnosi, come nella donna, è difficile e occorrono molti esami per escludere altre malattie con sintomi uguali; poiché il percorso diagnostico terapeutico richiede notevole esperienza e spesso i pazienti impiegano molti anni per ricevere cure adeguate.

Non solo, ma spesso vanno incontro a guai peggiori perché il disturbo viene considerato una normale “ipertrofia prostatica“, e sottoposti a  resezione transuretrale della ghiandola. Il risultato è un peggioramento dei sintomi per la grave reazione infiammatoria provocata dall’intervento su una ghiandola già compromessa, con ridotta possibilità di guarigione nel tempo.

La diagnosi è essenzialmente basata sui sintomi e sull’esame obbiettivo (palpazione dei muscoli pelvici per via vaginale o rettale). Va posta comunque la diagnosi differenziale con numerose affezioni di singoli organi pelvici o perineali con sintomatologia  apparentemente simile

Tra i segni rilevabili all’esame obbiettivo che orientano la diagnosi  è l’ipertono dei muscoli elevatori dell’ano, palpabili lateralmente in corso di esplorazione  rettale, con dolorabilità, anche molto intensa, alla digitopressione. In alcuni casi questa è prevalente da un lato. Ai punti di tali muscoli che ad una pressione digitale anche lieve, scatenano un forte dolore, il più delle volte avvertito in zone contigue (ad esempio l’ano) viene dato il nome di Trigger Point.

Vedi nella sezione questionari nella pagina diagnostica il questionario NIH-CPSI

TRATTAMENTO

Le possibilità terapeutiche sono molteplici, multimodali e personalizzate in base alle caratteristiche morfologiche e funzionali del paziente. Includono:

  • Misure conservative: Modificazioni comportamentali e dello stile di vita (abitudini alimentari, minzionali, di abbigliamento, irregolarità dell’intestino, postura ed attività ginnico-sportive scorrette etc..
  • Farmacoterapia.
  • Riabilitazione del piano perineale finalizzata ad apprendere come rilasciare la muscolatura del pavimento pelvico, la Terapia Manuale (Massaggio di Thiele, Terapia Manuale per il rilasciamento dei trigger point, le tecniche di desensibilizzazione, protocollo Stanford)
  • Agopuntura
  • Elettrostimolazione del nervo tibiale

Ciascuno di tali trattamenti si é dimostrato in grado di poter aiutare i soggetti colpiti dalla sindrome del dolore pelvico cronico maschile, ma nessuno di essi può, da solo, offrire una risposta certa e completa a una condizione tanto resistente alle cure.

In casi selezionati, refrattari alle terapie conservative:

  •  Iniezioni di tossina botulinica nei muscoli coinvolti
  • Decompressione chirurgica del nervo pudendo

….è doveroso ricordare che la visita medica rappresenta il solo strumento diagnostico per un corretto ed efficace trattamento terapeutico. I consigli forniti in questo post devono essere intesi semplicemente come suggerimenti di comportamento, ma non sostituiscono in alcun modo la visita medica”

Il “francobollo dell’amore”

Le ultime novità in tema di terapia medica per la disfunzione erettile: il “francobollo dell’amore”.

 

A vent’anni dalla “rivoluzione del Viagra®”, la novità per la disfunzione erettile (DE) è un farmaco che si applica sulla lingua ed agisce in circa 15-20 minuti e non interferisce con il cibo. Così il sesso dopo un pasto non sarà più un problema per un terzo di quegli uomini sotto i 40 anni che ricorre a famaci per migliorare la propria qualità dell’erezione.

L’andrologo per tutte le età

Quando fare la visita andrologica ?

Il Ministero della Salute sottolinea che l’attività clinica dell’andrologo si concretizza in varie fasi della vita di un uomo e consiste nella prevenzione delle patologie andrologiche, nella verifica del normale sviluppo e funzione dell’apparato genitale, nella diagnosi e nella terapia sia delle cause di infertilità che dei disturbi della sfera sessuale.

Cos’è l’Infertilità di Coppia?

 

La specie umana è tra le meno fertili del regno animale. Si calcola che, per la donna, la possibilità di essere fecondata nel suo periodo fertile non superi il 25%. Approssimativamente una coppia in età fertile su sei è colpita da sterilità (15-17%). Le chance, come si sa, diminuiscono con il passare degli anni. È classificata come “infertile” o “subfertile” la coppia che non ha un concepimento dopo 12 mesi di rapporti liberi e non protetti.

Onde d’urto per la cura della disfunzione erettile (DE)

LE ONDE D’URTO A BASSA INTENSITÀ APPLICATE SUL PENE

Si tratta di una terapia adiuvante o alternativa alla terapia orale con iPDE5 ed é diretta a ripristinare il fisiologico meccanismo della risposta erettile sino al recupero delle erezioni spontanee.
Questa tecnologia é semplice, indolore ed in oltre il 70% dei casi porta ad un successo duraturo nel tempo (oltre i due anni), permettendo al paziente con disfunzione erettile anche di non ricorrere costantemente ai farmaci per l’erezione.

Terapia con Onde d’urto per la disfunzione erettile.

 

LA TERAPIA CON LE ONDE D’URTO A BASSA INTENSITÀ (LIEWST) PER LA CURA DELLA DISFUNZIONE ERETTILE

La disfunzione erettile é la disfunzione sessuale maschile che può insorgere a qualsiasi età, anche se è molto diffusa tra gli uomini di mezza età impattando notevolmente sulle loro qualità di vita.
Da un recente studio si è stimato che ne soffre circa il 10% degli uomini tra 40-50 anni, il 40% tra i soggetti di 60-70 anni ed il 50% delle persone di età superiore a 70 anni. E’ ormai dimostrato che con il passare degli anni il tessuto elastico del pene viene gradualmente sostituito da tessuto anelastico tipo collageno, se poi tale fenomeno è associato al calo della produzione di testosterone l’insorgenza della disfunzione erettile è inevitabile ed il ricorso la terapia medica diventa importante.

Andrologia

L’andrologo è lo specialista che si occupa dello studio, della prevenzione, della diagnosi e della cura di patologie che interessano l’apparato genitale e riproduttivo dell’uomo. Il dottor Andrea Curreli si occupa della cura della diagnosi, cura e prevenzione delle  disfunzioni sessuali di origine fisica e psicologica dell’uomo e dell’infertilità di coppia.

Negli ultimi anni la disciplina andrologica ha assunto un ruolo sempre crescente poiché molti sintomi andrologici si sono rivelevati un campanello di allarme di patologie ben più gravi quali il diabete, le malattie neurologiche e cardiocircolatorie, il tumore alla prostata o del testicolo. La diagnosi precoce e la prevenzione andrologica sono sicuramente strumenti  importanti  per il  benessere psicofisico dell’uomo.