Tumore alla vescica: quando è la luce a fare la diagnosi precoce

Il tumore della vescica è una malattia diffusa ed importante sia per  l’impatto sulla qualità della vita che  per la mortalità. In Italia il tumore vescicale si colloca al quarto posto tra le neoplasie più frequenti nelle persone al di sopra  di 50 anni.

Nonostante questi numeri elevati e il forte impatto della malattia, purtroppo per il tumore della vescica non esiste  la prevenzione mediante uno screening  di massa poiché al momento non vi sono marcatori biologici efficaci. Infatti le tracce di sangue nelle urine (microematuria) non sono un test affidabile e direttamente riferibile a un tumore della vescica in quanto riconducibili a svariate altre problematiche urologiche (p.e. una cistite o la presenza di un calcolo renale) e non. Diverso è invece il caso di urine rosse (macroematuria monosintomatica), che capitano all’improvviso, anche una sola volta, in pieno benessere. In questi casi è fondamentale rivolgersi subito al proprio medico di famiglia e a uno specialista per accertarne tempestivamente la causa.  Infatti, se affrontato in tempo, il tumore superficiale della vescica può essere trattato meglio ed in maniera radicale.

Il migliore  risultato è dato dal trattamento in fase iniziale. Oggi è  possibile grazie anche a strumenti diagnostici sempre più precisi individuare lesione tumorali in fase iniziale e scoprire focolai di forme preneoplastiche (CIS) invisibili ad occhio nudo.

È il tipo di luce che si utilizza con il cistoscopio a fare la differenza nella diagnosi precoce del tumore della vescica. Normalmente nella cistoscopia tradizionale viene utilizzata la luce bianca , metodica in voga fino a qualche anno fa, ora la metodica si è evoluta mediante l’utilizzo di fasci luminosi con lunghezze d’onda della gamma del blu e del verde che consentono di individuare piccole lesioni o tumori in situ (CIS) che nel 13% dei casi passano inosservati con la cistoscopia tradizionale.

La tecnica  NBI (Narrow Band Imaging) utilizza  un raggio verde-blu a maggiore lunghezza d’onda e  differenti filtri di luce. Attraverso questa nuova metodica il fascio luminoso  penetra la mucosa della vescica e migliora il contrasto visivo fra le superfici tissutali normali e quelle tumorali

In alto a sinistra cistoscopia con metodica tradizionale (luce bianca) a destra, stessa immagine precedente con metodica NBI. Si riconoscono le aree di ipervascolarizzazione risultate aree tumorali alla biopsia

Pertanto l’NBI stabilisce un nuovo standard nell’endoscopia e apre la strada a numerose possibilità diagnostiche che migliorano la capacità dello specialista di ottenere diagnosi ottiche dei tumori più rapidamente e in maniera più precisa.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail